Mozzo/Resistenza: inaugurazione bacheca Villa Masnada. Tutte le immagini del corteo sul colle. I discorsi.


20140425-112916.jpg

Il luogo da cui parti l’azione partigiana contro il presidio nazista in Villa Masnada. Qui nel vigneto si assiepò Luciano Tironi, partigiano 19enne di Mozzo, insieme a altri, che fu fucilato a Petosino dalla banda fascista di Resmini.

Mozzo/Resistenza: i funerali del Partigiano Tironi Luciano, 19 anni, di Mozzo. Tutte le foto. | Mozzo News.

Mozzo/25aprile: pronta la bacheca commemorativa della azione della Masnada nel 1944. Tutte le immagini del ricordo del 1944. | Mozzo News.

Mozzo/Villa Masnada: le cronache de L’Eco di Bergamo per il 50esimo dell’eccidio. | Mozzo News.

20140425-112751.jpg

20140425-112759.jpg

20140425-112807.jpg

20140425-112815.jpg

20140425-112822.jpg

20140425-112829.jpg

20140425-112836.jpg

20140425-112843.jpg

20140425-112851.jpg

20140425-112859.jpg

20140425-112907.jpg

20140425-112923.jpg

20140425-112930.jpg

20140425-112937.jpg

20140425-112942.jpg

20140425-112958.jpg

20140425-113004.jpg

20140425-113012.jpg

20140425-113024.jpg/

20140425-112953.jpg

20140425-113018.jpg

20140425-113031.jpg

20140425-112948.jpg

Il discorso del vice sindaco Ubiali

Mozzo, 25 aprile 2014
Inaugurazione bacheca “Eccidio di Petosino”

Buongiorno.

Perché siamo qui oggi, in quest’angolo del nostro paese che all’apparenza nulla sembra avere a che fare con la ricorrenza del 25 aprile?
Siamo qui perché questo luogo, da oggi, diventerà per tutti noi il luogo della memoria e del ricordo del sacrificio compiuto da alcuni valorosi bergamaschi.
Siamo qui per il dovere che abbiamo di rivolgere il nostro pensiero a chi combatté e donò la vita per un futuro di libertà e democrazia.
Siamo qui perché, esattamente il 26 settembre di 70 anni fa, ebbe inizio in questo luogo una delle giornate più cruente della storia della Resistenza al regime nazifascista nella bergamasca. Fu una tragica «giornata di sangue», come lo definì l’allora parroco di Petosino, don Giacomo Carrara. Sto parlando dell’avvenimento del 26 settembre 1944, conosciuto a tutti come l’Eccidio di Petosino.

La ricostruzione storica ci ricorda della decisione presa da Don Antonio Milesi, comandante del gruppo partigiano delle Fiamme Verdi, d’attuare un’azione contro le forze armate di Hitler che stavano occupando Villa Masnada utilizzandola come caserma di un distaccamento di genieri che operavano alle Officine Caproni di Ponte San Pietro, sito di produzione bellica.
Dopo una notte di appostamento, in attesa di un segnale convenuto dall’interno della villa Masnada per opera di un complice, che per altro mai arrivò, il 26 settembre 1944 alle 6 del mattino i partigiani decisero ugualmente di entrare in azione. In tutto erano una ventina. L’azione, per com’era stata progettata, doveva essere incruenta e lo scopo non era il combattimento, ma solo un atto logistico per venire in possesso dei materiali indispensabili alla formazione partigiana per affrontare un nuovo inverno in montagna. I partigiani contavano di trasportare il materiale a bordo di un camion presente all’interno di Villa Masnada ma, entrati, scoprirono che il camion era sparito; decisero di caricare in spalla le armi, prendendo la via del bosco per rimanere il più possibile nascosti.
Nel frattempo, però, la zona era stata circondata dai nazifascisti al comando del «famigerato» Resmini che era stato avvertito dell’azione. Si combatté aspramente nei boschi tra Sombreno e Petosino e durante il combattimento persero la vita in cinque. Altri tre furono fucilati all’ex stazione dei treni di Petosino. Un altro partigiano, Albino Locatelli, fu catturato e ucciso dopo pochi giorni. Una metà dei partigiani riuscì a sottrarsi all’imboscata mescolandosi agli operai che in quel momento uscivano dal Gres.

Permettetemi di ricordare per nome le dieci vittime di allora:
Mario Capelli, Virginio Bonadeni, Giuseppe Signori, Tranquillo Milesi, Carlo e Giovanni Mazzola, Francesco Roncelli, Albino Locatelli e Luciano Tironi.

Luciano era un nostro concittadino ed era il più giovane… aveva solo 19 anni.

A loro va aggiunto Giuseppe Piazzalunga che non era un partigiano ma un semplice cittadino, che osò esprimere pubblicamente il suo sdegno per quanto successo alla stazione di Petosino: fu ucciso a bruciapelo e abbandonato per strada.

Dieci uomini di valore, dieci martiri che con coraggio hanno vissuto e affrontato i periodi più bui della storia d’Italia, giovani che hanno pagato con la vita per difendere l’ideale patriottico di riscattare l’Italia dall’oppressione del nazifascismo e che si sono sacrificati, con molti altri, per consegnarci un’Italia libera, democratica. E tutte le volte che passeremo davanti a questa bacheca avremo l’obbligo di pensarli, ricordarli ma soprattutto… ringraziarli.

Grazie.
Il vicesindaco, Gianluigi Ubiali

Mozzo, 25 aprile 2014
Anniversario della Liberazione d’Italia