Mozzo/25 aprile la deposizione della Corona Ai Caduti. La Santa Messa. | blog del Bersagliere Mozzo


25 aprile la deposizione della Corona Ai Caduti. La Santa Messa. | blog del Bersagliere.

Il discorso:

Mozzo, 25 aprile 2014
Anniversario della Liberazione d’Italia

Buongiorno.

Saluto le autorità civili, militari e religiose, gli aderenti alle associazioni d’arma, le concittadine e i concittadini presenti alla celebrazione del 69esimo anniversario della Festa della Liberazione e della Resistenza.

Richiamiamo oggi alla memoria una giornata di festa di 69 anni fa, una giornata in cui si diede inizio alla stagione democratica e repubblicana del nostro Paese, tutelata e resa duratura dai diritti, e dai doveri, sanciti nella nostra amata Costituzione, frutto e coronamento di un percorso democratico di vera unità nazionale.

Nel ricordare quei giorni, che furono di vera festa, non possiamo dimenticare i tanti sacrifici compiuti, anche da cittadini della nostra comunità, e abbiamo il dovere di rivolgere il nostro pensiero a chi combatté e donò la vita per un futuro libero. Oggi purtroppo il numero dei “resistenti e liberatori”, considerati i tanti anni ormai trascorsi, è sempre più esiguo, ma il ricordo di quelli che non ci sono più e l’affetto per chi è tuttora tra noi, ci deve accumunare in un sentimento d’immensa gratitudine per ciò che loro hanno lasciato in eredità.

Permettetemi, però, in questo momento di ricordare anche quanto fu fondamentale e ammirevole il sacrificio di quelle donne, mogli, madri, figlie di partigiani e di soldati, donne coraggiose ed energiche, pronte a combattere, a sostenere e ad assistere. Donne che spesso hanno dovuto piangere i propri figli o mariti ma che allo stesso tempo hanno dovuto, da sole, portare avanti le loro famiglie. Donne, che al pari dei combattenti, hanno quindi concorso a creare quell’incredibile senso di appartenenza che ci fa essere qui oggi. Quell’appartenenza, che come cantava Giorgio Gaber…

… non è lo sforzo di un civile stare insieme,
non è il conforto di un normale voler bene,
l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

La Liberazione è passata dall’essere un sogno dei giovani di allora a una felice realtà, grazie proprio a chi ha creduto fermamente di poter offrire ai propri figli un’esistenza migliore, libera e rispettabile, condizione che ai nostri giorni può apparire scontata, ma che, ricordiamoci, a loro era stata negata da decenni di regime fascista.

In questi ultimi anni sarà capitato a molti di noi di chiederci quale significato abbia “celebrare” avvenimenti ormai lontani nel tempo, oggi che viviamo in un periodo storico, culturale e, aggiungo, economico segnato da anni drammatici, dove ciò che è stato conquistato a duro prezzo sembra svanito; forse non c’è una risposta ma certo è che oggi, più che la voglia di “celebrare” si sente il bisogno di “reclamare”.
Oggi si reclama il diritto al lavoro perché lo dice la Costituzione Italiana che all’articolo 1 recita “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” e lo ribadisce anche all’articolo 4 in cui si dice che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
Oggi si reclamano pari dignità sociali ed eguaglianza davanti alla legge, una giustizia equa, rapida e imparziale.
Oggi si reclama una tutela sociale per i più deboli, per gli inabili, anch’essa per altro garantita dalla nostra Costituzione.
Ed ecco allora che oggigiorno i termini Liberazione e Resistenza assumono nuovi significati. Non più liberazione da un nemico, non più dalla guerra, bensì dall’individualismo e dall’intolleranza, dall’indifferenza e dalla rassegnazione, dalla disonestà, dai comportamenti inaccettabili che sono diventati il brodo di una cultura emblema di una società egoista e superficiale.
Dobbiamo resistere alla corruzione, alla tentazione di prevalere sugli altri, all’impulso di aggirare anche come singoli individui le responsabilità, di chiuderci in noi stessi, di perdere la fiducia in un futuro che non può e non deve essere privo di speranza e di prospettive positive.
Dobbiamo resistere soprattutto per i nostri giovani, ai quali dobbiamo segnali positivi e concreti, ai quali serve ridare quella fiducia che i giovani di allora hanno costruito e dato in consegna alla nostra generazione.
Se ci arrendessimo di fronte alle difficoltà che inevitabilmente incontreremo sulla strada che ci porterà a raggiungere questi obbiettivi, renderemmo vano il sacrificio di tanti, donne e uomini, che con coraggio hanno affrontato i periodi più bui della storia e dato la loro vita per consegnarci un’Italia libera, democratica e pacificata.
Tocca a noi tutti onorarne la memoria e raccogliere il testimone per promuovere e alimentare un sistema sempre più giusto ed equo che ci renda tutti uguali in diritti e dignità.
Nel ringraziarVi per la Vostra presenza vi saluto e concedetemi di chiudere con un… “viva il 25 aprile, viva la Resistenza, viva l’Italia per sempre libera, democratica e unita!”
Il vicesindaco, Gianluigi Ubiali