Ciao, profe! (Aggiornato 1 maggio).


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Tutte le foto di Giovanni Occelli, “Maestro d’Arte” (invia il tuo ricordo a occelli@mozzo.net oppure whatsapp qui)

I ricordi di allievi e ex-allievi e colleghi:

Con profondo dolore ho appreso la notizia. Caro Giovanni, amico, collega con cui ho condiviso molti anni a Madone, uomo sincero e docente altamente professionale, mi mancherai. Allego un tuo ricordo e guardandolo ti penserò sempre. Prof. Calogero Romano

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Conobbi Giovanni nei primissimi anni Duemila, ci trovammo colleghi nella scuola media di S. Omobono Imagna. Sorridente, spiritoso, tagliente, dallo sguardo sempre interrogativo e sornione, attivissimo. Molto simpatico. Andammo subito d’accordo. Ricordo che durante una seduta di scrutinio finale in cui, per una logica a me oscura, vedevo alcuni colleghi rovesciare, a una a una, le decisioni ormai delineate nel corso dell’anno, alle mie isolate opposizioni e proteste, mi bisbigliò: “Non te la prendere, hanno già deciso tutto”. Aveva lasciato così, a me inesperto, una lezione di esperienza e pragmatismo, figlia di una carriera già sufficientemente lunga e ricca per inquadrare subito nella giusta luce la trama di incoerenza, opportunismo, cedimento ai superiori che spesso sottende a quei contesti professionali.
Cambiammo poi scuola entrambi, lui tornò a Madone, dove aveva già lavorato a lungo in ottima armonia con colleghi-amici. Ci incontravamo per Ponte San Pietro, spesso nei pressi della biblioteca, vicinissima a casa sua. Sempre ci fermavamo per lunghe chiacchierate, mi raccontava della sua numerosa famiglia d’origine, del ritrovo annuale con i suoi fratelli, che celebravano con un viaggio sempre nuovo, del suo essersi sempre arrangiato da solo, fin dalla più giovane età, quando era venuto via dal cuneese, dov’era nato, migrando all’estero, facendo diversi mestieri. Del suo terreno e dei suoi animali in Val Seriana, della sua passione per il calcio giocato, di tante piccole e grandi cose, del degrado sociale e culturale in cui versano i nostri tempi e le nostre istituzioni, non ultime quelle scolastiche, ma anche dell’ impegno sempre nuovo e vivo con i ragazzi, dal quale mai le amare considerazioni sull’attualità lo avevano distolto, mosso dalla vitalità irresistibile di un vero combattente.
E quando si trasferì qui a Mozzo, il paese ebbe modo di conoscere il valore della sua presenza.
E’ di pochi mesi fa l’ultimo incontro fortuito davanti la scuola media, sulla strada di casa; mi mostrò con orgoglio la panchina rossa, simbolo di pace, solidarietà, umanità. Esser riuscito a coinvolgere ancora una volta i suoi ragazzi in un lavoro pratico attorno agli ideali più nobili era davvero un bel motivo di soddisfazione. Con la stessa viva partecipazione, qualche tempo prima, mi aveva accolto e introdotto nel suo laboratorio, per mostrarmi le fasi avanzate del lavoro che avrebbe condotto alle altre installazioni che ora adornano l’edificio scolastico e le sue adiacenze. E che per molto tempo ancora renderanno immaginifica testimonianza a quei valori rivoluzionari.
Ma non incontrare più il suo sorriso intelligente, il suo sguardo tagliente e le sue parole cariche di umorismo è per me una perdita incolmabile.
Roberto Moneta

Caro Giovanni, incredulità e tristezza profonda quando ho saputo della tua morte…Una forte simpatia reciproca ci legava, ho avuto modo di frequentare la tua casa e conoscere i tuoi affetti più cari, in particolare Cristina, tua figlia. Sono sempre stata ammirata per la bella e sana energia che si respirava nella tua famiglia. Sapevi unire alle tue innegabili doti artistiche una grande e spontanea umanità, dono raro di questi tempi. Grazie per la tua amicizia, Mariangela Pascale