Mozzo/Volley: Serie D regionale – Pallavolo AltaValle vs SiAmoVolley MOZZO


Serie D regionale – Pallavolo AltaValle vs SiAmoVolley MOZZO

Ormai da troppe settimane sentivamo la mancanza della trasfertona in Valtellina e, giusto per non farci mancare nulla, stavolta si va su su in alta valle, destinazione Sondalo (Sùndal in dialetto valtellinese) per sfidare appunto il Pallavolo Altavalle. E allora via, alle 15:30 si parte.

Subito all’opera Antonio Negri, ormai divenuto d’ufficio il mental coach della squadra, che piazza nel lettore dvd del pullman il film “Imbattibile – Ericson Core – USA 2006”, tratto dalla storia vera di una delle più grandi leggende del football americano. Servirà? Boh.

A fine film siamo già in alta Valtellina e dopo mezz’ora eccoci a Sondalo.

Che dire di questo paese di poco più di 4500 anime che ci accoglie con una temperatura prossima allo zero e con un cielo plumbeo che non promette nulla di buono?

Beh, la leggenda che ruota attorno alla genesi del nome di questo tranquillo paese di montagna è legato alla… peste. L’epidemia raggiunse questi luoghi nel XVII secolo, facendo strage nel fondovalle e nei “maggenghi”. Si racconta che alla furia del morbo scampò un solo pastore, ignaro di quel che era accaduto. Quanto questi scese, con il suo gregge, dall’alpe solitaria dove l’aveva condotta, non vide più anima viva aggirarsi fra le case. Si guardò intorno più e più volte, chiamò, gridò: nulla. Alla fine si arrese alla terribile evidenza, e sembra che abbia esclamato “Son da sol”, cioè “sono da solo”. Di qui il nome di Sondalo… almeno così vuole la leggenda più accreditata da queste parti.

Oggi invece chi attraversa questo paese, in questo periodo dell’anno e di sabato, per di più a bordo di un pullman, se è un po’ a bolla… sta andando a sciare nella vicina Bormio o a massimo a Livigno.

Noi invece no, siccome siamo un po’ particolari, veniamo fin qui dopo due ore e 33 minuti e 164 km di statali per… una partita di pallavolo.

Ma per le Debora’s girls si fa questo e altro.

E poi comunque nel 1973 venne fin qui anche il celebre regista Vittorio De Sica per ambientare il film “Una breve vacanza” con l’affascinate Florinda Bolkan.

Di sicuro una cosa su tutte colpisce il viandante appena giunge quassù: l’immenso Ospedale Eugenio Morelli, ieri importante sanatorio, oggi centro all’avanguardia nella cura delle lesioni alle articolazioni. Ma non fu sempre così che lo usarono: si dice infatti che durante l’ultimo conflitto mondiale, prima di accogliere i malati di tubercolosi, vide “ricoverati” nel sesto e nel settimo padiglione e in gran segreto alcuni insoliti e prestigiosi pazienti: si trattava di opere d’arte importantissime provenienti da musei e collezioni private tra cui alcune tele di Rubens, Tintoretto e Segantini. Stranezze e misteri di un’epoca di per se stessa diciamo… “strana”, appunto.

Ore 19:00 e le Rosse entrano del palazzetto valtellinese per la classica fase di riscaldamento. E ce n’è bisogno visto che da queste parti oggi hanno deciso di risparmiare… sul riscaldamento.

Ma è la partita che ci interessa ed infatti alle 20:30 il pittoresco arbitro dà il la alle operazioni.

La classifica del girone parla chiaro e dice che siamo più forti ma questo, nello sport in generale, non è garanzia di successo. Infatti, grazie ad una partenza soft delle nostre ragazze, le blu valtellinesi ribattono punto su punto fino al 14-12 per noi, un piccolo break che obbliga il coach dell’AltaValle a chiamare il primo time out. Buon per lui e purtroppo male per noi, perché questa mossa porta avanti le blu di quei quattro punti che, sebbene coach Incoli ricorra ai suoi due time out, risultano sufficienti a farci perdere il set 25-17. Prima nota sul set: il servizio è fallosissimo e l’attacco poco incisivo.

E intanto fuori inizia a “fioccare”.

Nel secondo set ci si aspetta l’immediata reazione delle mozzesi ma l’equilibrio impera, almeno fino al 14-10 per le valtellinesi che segna il primo break importante del set. L’allenatrice corre ai ripari chiamando i sui tempi ma le sue atlete sembrano rimaste sul pullman o forse anche a Bergamo. Ed infatti il secondo set (25-18) è anche stavolta ad appannaggio delle valligiane.

Disastro: il servizio continua a regalare punti gratuiti alle avversari, l’attacco è ancora evanescente e la difesa non è certo sugli scudi.

E intanto fuori nevica e… attacca.

Si va al terzo, o la va o la spacca. Partono forte le sondalesi che vanno avanti (12-9) e solo l’orgoglio bergamasco riesce a raddrizzare la barca. Qualche cambio, un time out ben assestato e l’aggancio sul 16-16 e poi l’allungo (20-17) sono cosa fatta. Contro reazione del’AltaValle che si riporta in parità (23-23) ma che appare comunque in flessione fisica. Ne approfittano le nostre eroine che chiudono il set 26-24 con un po’ di fatica.

Leitmotiv di questo terzo set… continua la saga degli errori in battuta; questo è un grosso problema ma almeno la partita è riaperta.

E intanto fuori in manto nevoso… cresce.

Tutti pensano alla rimonta ma l’avvio del 4 set è da brividi, in tutti i sensi: parziale di 7-1 per le valtellinesi e sconforto sui volti delle nostre Rosse. Ma coach Debora non si arrende, piazza qualche rotazione, urla qualche disposizione tattica e così riesce a riportare sotto le sue ragazze (15-15).

Il set si mantiene in equilibrio fin che si arriva al 24-24 e, memori del set precedente, si confida nel medesimo risultato. Sbagliato, perché passando dal 25-25 il colpo di reni lo piazzano le blu valtellinesi ed è mortale: 27-25, 4-1 AltaValle e sogni di rimonta in frantumi.

Perso male, non c’è che dire e non ci sono grossi margini di recriminazione, soprattutto se si considera che i quasi venti punti buttati al servizio hanno valso alle avversarie quasi un set vinto senza toccare palla. La cronaca “giornalistica(?)” però non può esimersi, magari poco elegantemente, di rilevare che qualcuno dovrebbe spiegare all’arbitro che il palleggio alla minivolley in serie D è fallo e quindi da fischiare, sempre.

E fuori con la neve si mette davvero male.

Come stemperare allora la delusione per la sconfitta? Sosta all’Osteria del Moleta per la più classica delle cene dello sportivo: bresaola, sciatt, pizzoccheri e vino del posto con piena soddisfazione dei commensali.

Sono le 24:00 ed è ora di ripartire alla volta della terra bergamasca. L’autista, preoccupato per la neve abbondante depositatasi nel frattempo sulla strada, guida prudentemente (bravo) ed è cosi che all’alba (nel vero senso della parola) delle 3:15 AM rieccoci a Mozzo.