Mozzo: ” Perchè il campanile è così distante dalla chiesa?” di Luigi Rota


 

 

Perchè il campanile è così distante dalla chiesa?

Per i più giovani e per i nuovi abitanti la domanda è pertinente.Se leggiamo la storia del nostro paese (vedi il volume: Mozzo – mille anni di storia, di Gian Ernesto Leidi- che ringrazio per il grande lavoro di ricerca svolto a beneficio di tutta la comunità) si viene a sapere che già prima dell’anno mille (870?) nella zona adiacente al campanile esisteva una Chiesa. E’ certo che nel 1351 la Chiesa esistente era dedicata a San Salvatore. Nel 1537 Mozzo diventa parrocchia autonoma con la denominazione di S. Salvatore S. Giovanni Battista (come risulta da una Bolla Papale di Papa Paolo III° ).

Il 23 settembre 1575 vi è la visita apostolica del Vescovo di Milano, (poi diventato San Carlo Borromeo,) nella parrocchia di Mozzo. Dai verbali della visita leggiamo:« Il cimitero è aperto e in esso c’è l’altare a S.Rocco, sotto una cappella con volta aperta. Il cimitero sia reso sicuro dagli animali in ogni punto, e l’altare di S. Rocco qui costruito sia rimosso entro tre giorni».( ndr. Il cimitero era in piazza fuori dalla chiesa sotto il campanile).

Ora facciamo un salto di 178 anni. Nel 1753 fu rifatto il campanile. Nel 1775 la Chiesa venne ampliata e restaurata, finiti i lavori venne riconsacrata il 25 aprile 1797 dal Vescovo Gian Paolo Dolfin.

Veniamo ai giorni nostri; nel 1921 la comunità di Mozzo sentì l’esigenza di una nuova e più capace Chiesa parrocchiale. L’opera che sarebbe sorta accanto alla vecchia Chiesa di S. Salvatore, fu pensata e sostenuta dall’allora parroco don Giov. Battista Todeschini con l’aiuto di tutta la popolazione (1.056 abitanti). Il progetto fu affidato all’Architetto Giuseppe Odoni professore alla facoltà di Architettura di Venezia. Il Vescovo Mons.Marelli nel corso di una visita pastorale, esamina ed approva il progetto. Era il 26 gennaio 1921. Il terreno venne acquistato il 9 agosto del 1924 e i lavori ebbero inizio con la posa della prima pietra (benedetta dallo stesso Vescovo Mons. Marelli) il 24 ottobre 1926 e il 4 aprile 1927 ebbe inizio la muratura. La nuova Chiesa (la cesa nöa come l’abbiamo sempre chiamata fino a qualche anno fa) venne costruita con la pietra estratta dal Monte Guzza. Il capo cantiere si chiamava Dolci; per facilitare il trasporto delle pietre si impiantò una teleferica con una fune di acciaio che sosteneva un carrello che faceva la spola dalla cava situata a metà monte al cantiere. Purtroppo nella cava causa uno smottamento perse la vita un giovane operaio di Mozzo. Si chiamava Bonacina (figlio del Tesco) abitava al Pascoletto nella cascina sotto il ponte della ferrovia vicino alla Quisa.- La ghiaia e la sabbia venivano portate dai carri dei contadini; in paese erano in molti e a turno andavano al fiume Brembo in località Briolo. Da una testimonianza avuta da Angelo Brena: questi mi raccontava che alla domenica mattina, non lavorando nei campi, una lunga colonna di carri carichi di sabbia, trainati dai buoi, faceva la spola tra il Brembo e il piazzale della Chiesa.

Dopo cinque anni di duro lavoro la “grande” Chiesa fu terminata e il 10 dicembre 1932 il Vescovo Adriano Bernareggi la consacrò dedicandola a S. Giovanni Battista, collocando nell’altare maggiore le reliquie dei Santi Alessandro e Lorenzo.

Il 24 agosto del 1938 muore il parroco don Giovanni Todeschini (fu parroco di Mozzo per 22 anni) e subentra don Egidio Grassi come Economo spirituale e l’anno seguente come parroco. Intanto la vecchia Chiesa sconsacrata, negli anni 1940-45 diventa magazzeno della ditta Legler e viene riempita di telai per la tessitura e rulli di stoffa che la ditta voleva salvare dai bombardamenti. Il 16 febb.1943 tra la costernazione di tutta la comunità dal campanile vengono tolte due campane da “donare” alla Patria per fini bellici (Il 30 nov. 1954 due nuove campane vengono rimesse sul campanile( (una fu donata dal Gruppo Alpini di Mozzo) formando un concerto di 5 campane in “mi b”.

Il 13 novembre 1948 muore il parroco don Egidio Grassi e gli subentra don Carlo Zambelli e nello stesso periodo arriva il nuovo curato don Luigi Rota. La Parrocchia non aveva una sala riunioni e la vecchissima casa del parroco cadeva a pezzi. Si decide subito di costruire la nuova casa del parroco, che viene edificata sui resti di una vecchia chiesina posta tra la nuova Chiesa di pietra e la vecchia sconsacrata con il campanile. Nell’Anno Santo 1950 viene benedetta e inaugurata la nuova casa parrocchiale (l’attuale). Nel 1947 iniziano anche i lavori per trasformare la vecchia Chiesa in sala cine-teatro. Dopo tre anni di “pick e pala” con carriole a mano e tante ore di lavoro manuale da parte di tutta la comunità (vedevo uomini di una certa età che dopo il lavoro in fabbrica venivano nella ex Chiesa a lavorare fino alle ore 23).

A conferma dei dati citati all’inizio dell’esistenza di una Chiesa in loco nell’anno 1000, lo conferma il fatto che nello sbancamento della terra dove c’era l’altare maggiore, a una profondità di tre metri si è trovato il muro di vecchie fondamenta e tante ossa umane (chi scrive era presente al fatto). E’ certo che all’esterno della Chiesa ci fosse all’epoca un piccolo cimitero, la conferma viene durante gli scavi esterni, vengono trovate tracce di tombe con ossa, che sono state raccolte e messe in una grande buca con la benedizione di don Luigi il curato; in questo posto è stato costruito il palcoscenico.- E alla fine il sogno si è avverato. Era il 1950, Mozzo aveva il suo teatro, con 150 posti a sedere, un piccolo bar e la saletta per la biblioteca. Iniziano le recite con la già esistente compagnia teatrale femminile (già nel 1944 le ragazze recitavano nel salone dell’asilo). Nel 1950 sotto la regia di don Luigi Rota nasce la Prima Compagnia Filodrammatica maschile che prenderà il nome di “Primavera” un nome significativo e molto promettente. Arriva il successo di ascolti. Si formano altre compagnie: L”Aurora”, la “Dramatic Boys”, la “C.T.M.”,fino all’attuale “F.O.M.” (Filodialettale Oratorio Mozzo) che è l’unica sopravvissuta ed è sulla breccia da oltre 55 anni.

E qui arriviamo al fatto dei tanti perché?

Negli anni 1962 -63 si inizia la demolizione della vecchia Chiesa Teatro (non era più a norma per la sicurezza). Si demolirà solo la metà che interessa per allargare la strada, l’altra metà compresa la sacrestia e la vecchia casa del parroco don Grassi verrà demolita negli anni 80 per lasciare lo spazio al grande parcheggio. E’ rimasto lì solo il vecchio campanile, testimone dell’ epidemia della peste nel 1630, di Napoleone nel 1800, di carestie e guerre, di tempi belli e brutti: è aggrappato alla casa Berizzi, sembra che implori:«Curatemi, ma lasciatemi qui, sono l’unico testimone di un tempo che fu!».

Luigi Rota

 

fonte: Mozzo Comunita Viva