Mozzo: “La Togna col biròcc ” di Luigi Rota



Un personaggio strano…che frequentava Mozzo negli anni quaranta.

La Togna col biròcc ( calesse )

La Togna viveva a Mapello, ma era conoscuta anche nel nostro paese. Il lunedì si recava a Bergamo al mercato e nel pomeriggio tornando a casa con il suo biròcc faceva sosta alle Crocette. Legava il suo “ronzino”ad un anello posto nel muro,fuori della trattoria (rivendita sale e Tabacchi) gestita dalla famiglia Dossi (per capirci: nel 2000 la trattoria era “La Caprese”) ed entrava. Ordinava un calice di vino rosso e un pacchetto di sigari toscani. Si sedeva ad un tavolino all’esterno dove c’era il campo di bocce, e con il sigaro in bocca guardava i giocatori.                                                                        

Personalmente ebbi occasione più volte di vederla entrare nell’Osteria. Erano gli anni di guerra 40/45 ero un ragazzo, mio padre portalettere e Messo Comunale , era prigioniero in Germania, io ero alle Crocette con il compito di aspettare il tram delle ore 16,che portava il pacco dei giornali, il ( Giornale del Popolo e L’Eco di Bergamo) che poi con mia madre postina si provvedeva entro sera alla distribuzione a domicilio ai pochi abbonati. Ma torniamo alla “ nostra Togna”. Era talmente famosa e conosciuta per le sue eccentricità che fu citata in un aneddoto da “Ol Giopì” nel Dicembre 1996,autrice Carla Mandelli Stuani. Il giornale rappresentava l’organo ufficiale del Ducato di Piazza Pontida.

Scriveva la signora Mandelli: A Mapello viveva la “Togna”, una donna che sembrava un baule; macellaia di professione, calzava sempre un paio di scarponi, un cappello da uomo,l’immancabile sigaro in bocca e, d’inverno , il “tabarro”. La sua passione era il gioco delle carte.Un sabato sera era al tavolo da gioco con gli amici, quando ad un tratto sbiancò in volto, si pose le mani sul cuore e biascicò con difficoltà:” Oh Dio, se stò mal! Purtìm a cà” (Mio Dio come stò male ,portatemi a casa). Alcuni dei presenti, sorreggendola sotto le ascelle, la trasportarono a casa, che fortunatamente era vicino all’osteria. La sistemarono sul letto vestita e il figlio “Pidrì” mandò la moglie a chiamare il medico. Il dottore non c’èra, era “spaparanzato” nella sala del cinema a godersi un “western”,tutto sparatorie e morti. “Dutùr, mè suocera la sa sènt mal!” ( Dottore,mia suocera si sente male!). “ Vengo, vengo subito!”, rispose il Dottore, senza togliere gli occhi dal telone e senza nemmeno guardare chi lo aveva chiamato. – La donna tornò a casa, la “Togna” peggiorava sempre più e rotolava nel letto per i dolori,che la tormentavano, ma il medico non arrivava…mai. – A questo punto il figlio più giovane, “Bigio”, andò a chiamare di nuovo il Dottore.                        

“Dutùr, la mé mama la stà mal! E l’gh’à de ègn söbèt !” (Dottore, mia mamma stà proprio male; deve venire di corsa!) – Eh! che diamine! Vengo,vengo,ma cos’è tutta questa fretta, diavolaccio!”

La proiezione era proprio nel momento “clou”; c’era l’assalto al “forte” degli Apaches; spari, morti, i ragazzi che ballavano sui sedili per l’emozione e urlavano “i ria i nòscc” (Arrivano i nostri). Ma il Dottore non arrivava proprio mai. La malata peggiorava e sembrava dovesse “tirar le cuoia” da un momento all’altro. “Pidrì” il figlio maggiore , in un baleno staccò il fucile da caccia e, agitatissimo,corse verso il cinema. Il Dottore cercava di dare , con il suo incitamento, una mano all’esercito dei “ nostri” e si dimenava nella logora poltroncina. “Pidrì”, come lo vide nella semioscurità, gli puntò il fucile alla tempia e urlò: “O l’vé söbèt o sbare” (o viene subito o le sparo) Il medico, spaventato, si alzò mal volentieri e precedette “Pidrì”, che con il fucile puntato gli stava alle costole. “Che maniere villane! “borbottava;ma,pur impaurito, trotterellava come un puledro. – Arrivato, il Dottore ascoltò il cuore della malata,le tastò il polso, sentenziò: “ Bestie che non siete altro! Mi avete chiamato per niente! Non vedete che è già morta? “

“Pidrì “fu trattenuto a forza dalla moglie e dai fratelli, perché avrebbe voluto fare del medico un mucchietto di ossa. Suonarono le campane da morto: iniziò la veglia, lacrime,ceri, fiori, gente che sospirava, propositi di vendetta da parte dei familiari. La “Togna” era benvoluta da tutti e fu un lutto per tutto il paese per la sua morte repentina. Ma ecco il miracolo, allo scoccare del mezzogiorno la “Togna “aprì gli occhi: la nuora svenne, “Pidrì” lanciò un urlo di spavento. La “Togna “ presunta morta, si sollevò sul letto ,girò attorno la testa e dopo un sospiro profondo disse: “Ah, só bél e ché. Só riada” (Sono già qui.Sono arrivata) Le donne che vegliavano, intensificarono le Ave Maria, giaculatorie e segni di croce. La “Togna” si riprese e così raccontò: “A só stacia ‘n Paradìs. Ol San Piero, che bèl òm! Che presènza! Che barba! Al me domanda chi che só. Mé ga l’dise e lü l’dèrve ü leber biànch coi parole dóre. Pesenti Tonia. Ol lès trè o quater pagine , po l’sara ‘l léber e l’me dis: « Cara Tonia, qua il tuo nome non c’è. Tu non dovevi morire adesso. Da dove vieni?» “Da Mapello” « Ma buona donna, dovevi dirmelo subito! Dal Paese di Mapello arrivano senza nessun preavviso, tutto per bontà del vostro Dottore. Parti! Ritorna al tuo paese di Mapello, che è tanto bello. Qui verrai, quando sarà il momento giusto. Per ora Dietro Front !» “E… mé sa l’hó mia facc di do ólte e só turnada ‘ndré de ónda, anche perché gh’ére mia finìt la partida “ (E io non me lo sono fatto ripetere due volte e sono rientrata di corsa , anche perché non avevo ancora terminato la partita a carte.

                                                                                                      Luigi Rota