Mozzo/Tradizioni: “si brucia l’ulivo sugli uscì di casa…”


  
TRADIZIONI PASQUALI

Usi e tradizioni bergamasche

La festività pasquale era nel passato,e un poco lo è ancora,accompagnata da diverse tradizioni religiose e popolari. Nella Domenica delle Palme era uso scambiarsi l’ulivo benedetto che si serbava poi in casa. Ad esso si attribuivano virtù speciali; lo si bruciava sulla soglia delle case, quando minacciava il temporale,con la fiducia di tenere lontano il fulmine e la tempesta. Durante la Settimana Santa tutto si adombra di mestizia in ricordo della Passione del Redentore. Ogni rumore cessa, si “legano” le campane, i ragazzi vanno attorno con le raganelle, (in dialetto sono i “grì “le quali fanno sentire il loro stridulo suono. Al Venerdì Santo si “scopriva” (in tempo di Quaresima era coperto da un velo color viola) il Crocefisso e lo si esponeva al bacio dei fedeli sui gradini degli altari. Nel giorno di S. Giovanni era credenza assai diffusa che la rugiada della notte preservasse dalla scabbia; per questo , in diversi paesi, soprattutto della pianura, i contadini di buon mattino, andavano scalzi nei campi. – La sera del Venerdì santo a Gromo, si usa ancora accendere sui pendii dei monti dei grandi fuochi che formano le lettere I.H.S. simbolo cristiano della croce.-

Altra consuetudine assai diffusa nel popolo è quella di bagnarsi gli occhi quando si “slegano” le campane, è credenza che tale operazione preservi dalle malattie della vista.- Famose sono state nel passato le processioni della Settimana Santa; esse si facevano e ancora si fanno in Val Gandino e in Città Alta.

Al Venerdì Santo, inteso generalmente come un giorno auspicante un lieto avvenire, sono connesse molte credenze popolari; così si ritiene che il vino bevuto in tale giorno si converta tutto in sangue( figuriamoci che libagioni !) nello stesso giorno si faceva benedire la carta dei bachi da seta, nella speranza di ottenere un buon raccolto di bozzoli.- Nella Val San Martino le donne, una volta, serbavano le uova del Venerdì Santo e le facevano in seguito bere agli uomini perché non corressero il pericolo di cadere dagli alberi.

Nel Sabato Santo era usanza distribuire i doni; così nell’Alta Val Brembana le ragazze regalavano ai loro fidanzati delle uova avvolte in un bianco fazzoletto ricamato, e gli uomini contraccambiavano con ramoscelli d’ulivo dorati,tutti questi doni erano detti pasquarole.

A Mozzo al Sabato Santo (oltre ai riti della Settimana Santa) è sempre stato il giorno tradizionale della benedizione delle uova, vedi i ragazzi visibilmente allegri con i cestini con le uova colorate e fra queste magari fa capolino un pulcino giallo oro .

Per concludere, il giorno di Pasqua è, nella comunità cristiana, segno di gioia e di universale amore. Per questo, anticamente in tale ricorrenza si distribuivano doni, si soccorrevano i poveri, si dava maggior cibo ai carcerati. Era anche consuetudine di distribuire(ad opera di antiche associazioni religiose) della carne di agnello. – La festività pasquale vuole il desco famigliare allietato da carne di capretto, da uova, e dalla tradizionale colombina,molto gradite erano pure delle uova cotte e colorate. Ma veramente indispensabile e tradizionale era in tavola il capretto e l’agnello, del cui gran consumo che una volta c’era un proverbio citato da Tiraboschi: “Muoiono più agnelli a Pasqua che pecore in tutto l’anno”.

Si comprende che queste manifestazioni gastronomiche non facevano che dare un carattere di maggior solennità alla celebrazione religiosa, seguita in ogni tempo dai nostri padri e nonni con fervida pietà.

                                                                                                                                                         Luigi Rota per Mozzo Comunità Viva