Mozzo/Pascoletto: “….mitragliamento su Mozzo da parte di un caccia americano anno 1943”


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1943-Mitragliamento su Mozzo. Il ricordo di due ragazzi del tempo esprime solidarietà per chi vive oggi la guerra a cura di Luigi Rota e Renato Battaglia
Noi ragazzi tra gli 11 e i 15 anni abbiamo vissuto quel periodo della nostra adolescenza, tra bombardamenti e mitragliamenti sul nostro territorio, privandoci della gioia di vivere e di giocare senza paure
Nel 1944, a Ponte S. Pietro (vicinissimo a Mozzo) venne più volte bombardato dagli Alleati e 36 persone persero la vita. L’obiettivo era il ponte della ferrovia, che nel corso del ’44 subisce ben tre bombardamenti, e altrettanti ne subirà nel ’45 senza peraltro essere abbattuto. I bombardamenti causarono invece enormi danni alla popolazione civile e agli edifici trasformando Ponte S. Pietro in un cumulo di macerie. Il primo bombardamento avviene alle ore 8.30 del 24 luglio 1944,( ricordo che ero a Messa con gli altri ragazzi scolari, officiava il curato don Angelo Merelli, noi impauriti siamo scappati in piazza ,mentre don Angelo rimase chino sull’altare come se dovesse proteggere il calice dalla polvere che cadeva dalla volta della chiesa.) Quel giorno si contarono otto incursioni e vennero sganciate bombe ad alto esplosivo, le vittime furono quattro. Il secondo bombardamento avviene il 24 ottobre alle ore 13,30 – 24 aerei bombardano a tappeto la zona della Cooperativa Legler e la stazione ferroviaria , i morti sono 22 e i feriti una cinquantina. Sempre alle ore 13,30 del 4 Nov. Ponte subisce il terzo bombardamento con 18 bombardieri, fortunatamente questa volta non ci sono vittime. La Tragedia però avviene il giorno successivo, quando, durante l’opera di rimozione delle macerie presso la Cooperativa scoppia una bomba che era rimasta inesplosa in mezzo ai sacchi di farina, i morti furono 10 e altrettanto sono i feriti. I bombardamenti continuano però anche nel 1945 e proprio il primo giorno dell’anno alle ore 10 , otto bombardieri prendono di mira il ponte della ferrovia e con una bomba riescono a colpire l’arcata sovrastante la strada per Lecco- in poche ore i tedeschi riescono a riparare il ponte e riattivare la ferrovia – Due giorni dopo altra incursione che pur bombardando e mitragliando non provoca vittime. L’ora della ritirata si sta però avvicinando e pochi giorni dopo questa incursione la contraerea italo-tedesca che era piazzata sul Colle Lochis di Mozzo viene smantellata e con essa anche i reparti dell’ esercito incominciano ad abbandonare i nostri paesi – Ma non è finita, l’ultima incursione (che gli angloamericani potevano farne a meno, visto che erano già vincitori) avviene alla vigilia della Liberazione, esattamente il 22 aprile del ’45 oltre a sganciare le bombe gli aerei mitragliano a bassa quota le vie deserte e le case già devastate.
Questo è il racconto del mitragliamento sulla Piazza e il colle di Mozzo raccontato dal Signor Renato Battaglia (classe 1930) che all’epoca aveva 13 anni.
Inverno 1943 – 1944 . Avevo 13 anni. Un mattino mi alzo,e con bella sorpresa vedo che ha nevicato, circa 25 cm. di neve e tra me dico , finalmente oggi posso collaudare lo slittino che avevo costruito in estate, 4 assi per il sedile , alcuni chiodi e due pali di castagno che con la roncola ho modellato in due piccolo pattini (sci)- Alle ore 10 mi accingo ad uscire con lo slittino sotto braccio, quando l’urlo della sirena d’allarme aereo mi blocca, mia mamma interviene ,si mette sulla porta e perentoriamente mi dice:« tu non esci fin che non suona il cessato allarme» Infatti c’erano aerei che mitragliavano, specialmente al campo d’aviazione Caproni di Ponte S. Pietro- A mezzogiorno si pranza, per quel poco che c’era, e mentre la mamma riassesta la casa, io me la svigno con il mio slittino sotto braccio e via sul monte a divertirmi ,anche se il cessato allarme non era ancora suonato. La” pista” di discesa è la strada che dalla chiesetta alpina oggi arriva al nuovo oratorio- ma ad un tratto arrivato a metà pista ,vedo che da Ponte S. Pietro si sta avvicinando un aereo a filo dei tetti delle case, mi lascio cadere nella neve con lo sguardo fisso ad una probabile morte che avanza. Non lo dimenticherò mai, era un bimotore, ai lati dei motori due canne di mitragliatrice che sputavano fiamme, il crepitio delle raffiche, il sibilo delle pallottole che mi passavano a 50 cm. sopra la testa e il muro di grosse pietre (oggi con le stazioni della Via Crucis) che si sbriciolava per lo scoppio delle pallottole.
Una paura tremenda, però grazie a Dio sono tornato a casa sano e salvo. In primavera ,allo scioglimento della neve sono tornato sul monte e ho trovato le pallottole alla base del muro, mentre nei campi vicino al cimitero e nell’area dove oggi vi è il campo di calcio, mentre tagliavo l’erba per i conigli ho ricuperato vari bossoli di mitragliatrice, che conservo tuttora per ricordo. E questa è stata la nostra adolescenza.
Per i ragazzi che non hanno mai sentito parlare di allarme aereo: cosa è? – In tutte le fabbriche c’erano le sirene che suonavano per avvertire gli operai quando era l’inizio e la fine dei turni di lavoro. Però servivano anche per avvisare la popolazione del pericolo di bombardamento aereo. Quando la sirena faceva 8 ululati ad intermittenza, significava ALLARME, il cessato Allarme era un solo ululato prolungato.
A cura di Renato Battaglia e Luigi Rota