Mozzo/Tradizioni: La Madonna Candelora di Luigi Rota


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« A la Madóna Candelòra se l’ piöf o se l’fioca de l’invèren siamo fòra»
La festa della Presentazione del Signore al tempio si chiama popolarmente la «Candelòra».
Il nome è legato al rito di benedire e distribuire per questa ricorrenza candele da portare, non solo, in processione, ma da conservare e accendere in circostanze particolari al fine di ottenere il soccorso celeste. Il 2 febbraio era anche un giorno di « marca » nel mondo contadino, una data, in altre parole, che avrebbe fornito le previsioni meteo a venire. Tra i detti tradizionali più conosciuti vi è il seguente:
A la Madóna Candelòra se l’ piöf o se l’fiòca de l’invèren siamo fòra; ma se l’ fa sul o l’ tira vènt per quaranta dé am’ turna dènt…
(Se piove o se nevica /siamo fuori dall’inverno/ ma se fa sole o tira vento/per quaranta giorni torniamo dentro) E’ un proverbio che abbiamo sentito spesso menzionare dai nostri vecchi. Esistono numerose varianti del suddetto adagio popolare che sembrano a volte in contraddizione tra di loro. Le tiritere, per altro, non sono unicamente in dialetto, la più suggestiva tra quelle in lingua figurano nel Vocabolario bergamasco del Tiraboschi. Un altro detto enuncia in modo sbrigativo: Quando batt ol sul sö la Candela l’è öna longa primaéra. (Quando batte il sole sulla Candela / è una lunga(nel senso brutta) primavera). In parole povere, il sole nel giorno dedicato alla purificazione di Maria (cioè la Candelora) annuncia più inverno di prima.
LA PRESENTASSIU’ AL TEMPIO
Bisogna precisare che la solennità odierna prende il nome, oltre che dalla presentazione di Gesù al tempio, della purificazione della Madonna. La festa della Candelora rievoca, infatti, un’antica consuetudine ebraica, vale a dire la presentazione del primogenito al tempio e la conseguente purificazione della madre a quaranta giorni dal parto. Gesù è nato il 25 Dicembre, fate voi i conti. «Ogni primogenito maschio sarà consacrato al Signore,- leggiamo nel Vangelo di S. Luca »
La ricorrenza della Candelora viene celebrata con gran solennità nel Santuario della Madonna del Castello in Almenno San Salvatore. E’ una festa antichissima e soprattutto in passato si teneva, per la circostanza, la fiera degli attrezzi agricoli e domestici. « Per la povera e disagiata gente di lontani casolari- scrive don Angelo Rota, – il 2 febbraio, quando stava per aprirsi la primavera, doveva essere il giorno più opportuno per procurarsi gli strumenti necessari ai lavori della campagna ed alla vita domestica». Molti di questi venditori erano i famosi baslotér valdimagnini che vendevano utensili d’uso domestico in legno. Ricordo che sin dagli anni ’50 era tradizione per noi giovani recarsi alla festa della Candelora ad Almenno San Salvatore. Formavamo un gruppo di amici e, se la strada era sgombra dalla neve, si prendeva la bicicletta, e ben intabarrati per ripararci dal freddo piano piano si arrivava al Santuario della Madonna del Castello. Dopo una breve visita in chiesa ed aver acceso una candela si usciva sul piazzale curiosando tra le numerose bancarelle che vendevano di tutto. Considerata l’epoca noi comperavamo le castagne affumicate (i biligòcc) e i mandarini. C’era gente che arrivava dalle Valli Imagna, Brembana e Serina; era divertente ascoltare le conversazioni nei vari dialetti. Prima del ritorno era consuetudine sostare in una trattoria ove si beveva una tazza di vin brülè e…con il sacchetto delle compere fatte, legato sulla bicicletta con cautela, giù dalle discese di Almenno fino a Mozzo. – Col passare degli anni cominciarono a circolare le prime motorette. Io avevo la Lambretta e alla tradizione della Candelora difficilmente mancavo. Poi venne il periodo del cosiddetto «boom». Negli anni 60 ci si recava con la 500 Topolino con quattro amici; ed era sempre una bella festa, spensierata ed allegra. L’ultima volta che mi sono recato alla Madonna del Castello fu l’anno scorso, un traffico incredibile, ho dovuto lasciare l’auto nel comune di Villa d’Almè e camminare per 2 Km in una bolgia di gente.- Passeranno anni e secoli ma questa devozione alla Madonna Candelora non verrà mai cancellata dal calendario essendo il giorno della Presentazione al Tempio. E sulla piazza del Santuario, in questo giorno, ci saranno sempre gente e bancarelle. I Valdimagnini continueranno a vendere e a decantare i loro attrezzi fatti di legno in questo modo:« Scoltém, ispuza: se ölì compràl comprévlo, sedenò, sti gliò gnach a smaxunamlo; vardél, pirlél, voltél, proél, dorvévlo che se l’ rotì, l’ ve tocherà pagamlo ». (anche se il pupazzetto di Pinocchio oggi lo costruiscono anche i cinesi)
(traduzione del dialetto Valdimagnino : Ascoltatemi sposa: se volete comprarlo compratelo. Se no non state neanche a maneggiarlo; guardatelo, giratelo, voltatelo, provatelo, usatelo e se lo rompete vi toccherà pagarmelo ) (di Luigi Rota)