Mozzo/Borghetto: “la fornace” by Luigi Rota


 

 La  Fornace   di  Mozzo

La fornace di Mozzo, già funzionante ai primi del secolo scorso con lall’ora proprietario signFortis, fu in seguito acquistata dalla ditta Cugini Alberti ed ha svolto la sua attività produttiva fino al 1964; seguirono 20 anni di inattività e la demolizione dell’edificio nel 1982.

Era stata costruita in un luogo ricco di terra argillosa
particolarmente adatta alla fabbricazione di tegole  e 
cóppi ( da qui il nome della Via del Coppo !) e mattoni per l’edilizia, a nord della vecchia strada provinciale (oggi Via Trento) sui confini con Longuelo. In questa zona allora semideserta denominata “ del lüf “ (Casa del Lupo) vi erano le cave  di estrazione dell’argillache arrivavano quasi vicino al Castello Prezzati.

Dalla cava il materiale veniva caricato con badile o vanga su un carrello montato su rotaie e trainato in fornace dalla cavalla del signor Cesareni(secondo la testimonianza del figlio Mario, ora abitante al Pascoletto). La fornace dava lavoro a vari capifamiglia della Zona e dei paesi vicini : due famiglie (Piardi Agenore ed il fratello Enrico) si trasferiscono a Mozzo addirittura da Mantova, proprio per lavorare nella fornace: oltre ai due uomini, vi lavoravano le rispettive mogli con la mansione di riempire di argilla gli stampi appositi: ogni stampo era per due mattoni. I mattoni venivano posti ad essiccare sulle scalere prima della definitiva cottura nel forno, che funzionava a lignite.  Negli anni 50, gli anni del boom economico, la richiesta di prodotti refrattari aumentò, così che i titolari provvidero a meccanizzare la produzione che andò avanti fino al 1964; poi a causa della poca disponibilità della mano d’opera a causa della durezza delle condizioni del lavoro, e per altre ragioni, la produzione diminuì fino a cessare del tutto.

Nella storia della fornace vi è anche un fatto drammatico successo nel 1939. Gli scavi dell’argilla lasciavano nel terreno grandi e profonde buche che la pioggia provvedeva a trasformare in pozze di acqua giallastra; i ragazzi accorrevano di Domenica per fare il bagno, e per tuffarsi, venivano da Curno, da Longuelo e naturalmente da Mozzo. I “piasaröi de Moss” cioè noialtri, all’insaputa dei nostri genitori, partecipavamo a questi giochi pericolosi anche perché a quel tempo di piscine non esistevano neanche a Bergamo. Quel giorno eravamo tutti attorno alla più grande delle buche, quasi un laghetto situato a destra di via del Coppo in territorio di Longuelo (oggi c’è il campo di golf) : un ragazzo di 15 anni , un tal Ravasio della Casa del Lupo, tuffatosi in acqua non riemerge, rimanendo imprigionato nella melma del fondo e annega. Viene recuperato dopo molte ore dai Vigili del Fuoco. Sono trascorsi 75 anni e – ironia del caso! – dove c’era la grande pozza ora ci sono i verdi prati del campo da golf con un’ elegante  piscina coperta, il sogno di noi ragazzi.

                                                                                                                                     Luigi Rota