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Il discorso
Mozzo, 2 giugno 2014
Festa della Repubblica e
della Nascita Sociale
Buongiorno a tutti, ciao neo diciottenni.
Grazie per aver accolto il nostro invito ad essere presenti oggi per festeggiare la vostra Nascita Sociale.
Questo è per tutti voi un anno importante, l’anno che segna il passaggio ad un certo livello di indipendenza e libertà, il passaggio tra il “questo purtroppo non lo posso fare perché sono minorenne” al “grande! Finalmente sono maggiorenne, ora lo posso fare”. Si, è anche questo ma non è solo questo; è anche l’anno del passaggio alla cosiddetta “cittadinanza attiva” che non vuole dire semplicemente “adesso posso votare” ma è anche una più ampia acquisizione di diritti e … doveri.
L’Amministrazione Comunale di Mozzo, la vostra Amministrazione, dal suo insediamento ha istituito questo momento ufficiale di ingresso nella vita “attiva” della vostra comunità che culminerà con il significativo gesto della consegna della Costituzione Italiana. Questo perché crediamo in voi e vogliamo gettare le basi affinché il futuro del nostro paese fin da oggi sia sempre più nelle vostre mani.
Vi starete chiedendo: “Cosa c’entra la consegna della Costituzione?”.
C’entra ragazzi, eccome. C’entra perché i Padri Costituenti scrissero questo testo, che amo definire – in maniera forse un po’ blasfema – il “vangelo dei diritti (e dei doveri) del cittadino italiano”, per i giovani di allora ma anche per i giovani di oggi. E la straordinarietà di questo documento sta proprio nella sua attualità, nell’essere oggi, ancor più di allora, il testo garante del vostro avvenire di cittadini. Non voglio spingermi a definire la Costituzione “rivoluzionaria”, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma senz’altro è una costituzione rinnovatrice, che mira alla trasformazione continua della società.
Alcuni di voi dopo leggeranno i primi dieci articoli della costituzione; essi sono ritenuti fondamentali, i più importanti o forse più semplicemente sono i più noti. Pensiamo però solo a quale alto concetto porta dentro di sé l’articolo 1, quello che sancisce inequivocabilmente il vostro diritto a vivere in un paese democratico ma soprattutto fondato sul lavoro.
Noi, amministratori e cittadini tutti, abbiamo l’obbligo di garantirvi questo diritto; ve lo dobbiamo perché lo dice quello che a mio avviso è il più bello, ma anche il più impegnativo tra i primi dieci articoli della Costituzione, ovvero il terzo, che recita tra l’altro ”…. é compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Noi oggi ci impegniamo con voi affinché vi siano garantite tutte queste opportunità sia nel mondo del lavoro che in quello dello studio; lavoreremo affinché veda reale applicazione un altro diritto, forse meno conosciuto di altri ma altrettanto importante, sancito dall’articolo 34 che recita ”…i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
Però, cari ragazzi, la Costituzione è fondamentalmente uno strumento, è un po’ come un’auto che ha bisogno del combustibile per funzionare, e in questo caso il combustibile è rappresentato dal vostro impegno, dalla vostra volontà di contribuire all’avverarsi dei vostri sogni, dalla vostra responsabilità di persone adulte ma soprattutto dalla vostra partecipazione.
E proprio su quest’ultimo termine, “partecipazione”, vorrei citare, come feci già nel discorso del 25 aprile, un cantautore sicuramente più noto a quelli della mia generazione, Giorgio Gaber, che nell’ormai lontano 1972 cantava così:
… Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Non rendetevi partecipi e non lasciate che alla Costituzione sia arrecata l’offesa più grande, quella dell’indifferenza, anche quella politica. L’indifferenza è diventata oggi una malattia, che ha colpito molti adulti ma che si sta facendo largo anche fra i giovani – non voi che siete qui oggi naturalmente – ma che probabilmente colpisce molti altri vostri amici e coetanei.
Ribellatevi a tutto ciò e con loro… PARTECIPATE, perché la partecipazione è libertà.
In nome di tutta l’Amministrazione Comunale, auspico che sappiate costruire un sentimento di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettendo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che il nostro Paese dimostra di possedere.
Noi ci siamo ma soprattutto ricordate che la Costituzione Italiana è dalla vostra parte.
Grazie.
Il vicesindaco, Gianluigi Ubiali
































