Non tutti comunque ce la fanno. C’è chi ha chiuso, a febbraio ha dichiarato fallimento il Bottonificio Paris di Castelli Calepio, il mese scorso si è tenuta l’adunanza del concordato preventivo della Camar (bottoni in poliestere) sempre di Castelli Calepio; e altre aziende si sono ridimensionate per adeguarsi al mercato e cercare di ripartire. In questa chiave rientrano anche i due contratti di solidarietà attivi nel settore: scade a giugno quello al Bottonificio Fenili di Mozzo, che prevede una riduzione di orario fino al 30% per i 40 dipendenti, mentre è stato nelle scorse settimane prorogato di un anno, fino alla fine di febbraio del 2014, quello al Bottonificio Gritti di Grassobbio, uno dei principali gruppi del comparto, con filiale produttiva anche in Vietnam. La riduzione di orario, fino a un massimo del 41%, alla Gritti interessa 127 persone, quasi l’intero organico, ed è abbinato all’avvio di corsi di formazione e riqualificazione interna per puntare all’eccellenza, con l’intenzione di potenziare le vendite in Italia. «Molte aziende del comparto sono realtà con meno di 15 dipendenti, e per noi sindacati è un compito arduo tenere monitorata la situazione – conclude Salvatoni -. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali, e in particolare del contratto di solidarietà a tutela del reddito e della presenza in azienda del lavoratore, è certamente utile: bisogna però al tempo stesso mettere in moto meccanismi di riqualificazione, come sta avvenendo sia alla Fenili che alla Gritti, per preparare il futuro».
viaQualità ed export, il bottone attacca la crisi del comparto – Corriere Bergamo.