Mozzo/Geotermia: la Carta Geoenergetica della Lombardia


Parallelamente all’attività di semplificazione normativa, Regione Lombardia, con il supporto tecnico di Finlombarda, ha avviato i lavori per rendere disponibile la prima Carta Geoenergetica regionale, uno strumento conoscitivo indispensabile per identificare e valutare le potenzialità del territorio in funzione delle diverse caratteristiche litologiche e idrogeologiche del sottosuolo.

Il progetto è funzionale a favorire la diffusione degli impianti che sfruttano la geotermia a bassa entalpia e, nel contempo, intende agevolare la Pubblica Amministrazione nel controllo e nella pianificazione del proprio territorio.

Attualmente è disponibile una prima cartografia regionale a scala 1:250.000 che rappresenta nello spazio il potenziale geotermico in funzione della stretta relazione che intercorre tra quest’ultimo e le condizioni in cui l’impianto si trova ad operare, ovvero litologia prevalente (determinata dalle rocce presenti nel sottosuolo) ed eventuale presenza di acquifero freatico.

Lo sviluppo della Carta Geoenergetica porterà a migliorare il livello informativo attualmente disponibile grazie all’acquisizione di dati di maggior dettaglio derivati dall’attività di monitoraggio degli impianti esistenti. Nella mappa sotto riportata è rappresentata la distribuzione territoriale del potenziale geotermico associato alle diverse formazioni geologiche superficiali. Viene altresì evidenziata la relazione spaziale che intercorre tra il potenziale geotermico e la presenza di acque sotterranee nelle aree pianeggianti caratterizzate dalla coesistenza prevalente di ghiaie e sabbie.

viaFinlombarda S.p.A. – Carta Geoenergetica.

Mozzo/Industria – Qualità ed export, il bottone attacca la crisi del comparto – Corriere Bergamo


Non tutti comunque ce la fanno. C’è chi ha chiuso, a febbraio ha dichiarato fallimento il Bottonificio Paris di Castelli Calepio, il mese scorso si è tenuta l’adunanza del concordato preventivo della Camar (bottoni in poliestere) sempre di Castelli Calepio; e altre aziende si sono ridimensionate per adeguarsi al mercato e cercare di ripartire. In questa chiave rientrano anche i due contratti di solidarietà attivi nel settore: scade a giugno quello al Bottonificio Fenili di Mozzo, che prevede una riduzione di orario fino al 30% per i 40 dipendenti, mentre è stato nelle scorse settimane prorogato di un anno, fino alla fine di febbraio del 2014, quello al Bottonificio Gritti di Grassobbio, uno dei principali gruppi del comparto, con filiale produttiva anche in Vietnam. La riduzione di orario, fino a un massimo del 41%, alla Gritti interessa 127 persone, quasi l’intero organico, ed è abbinato all’avvio di corsi di formazione e riqualificazione interna per puntare all’eccellenza, con l’intenzione di potenziare le vendite in Italia. «Molte aziende del comparto sono realtà con meno di 15 dipendenti, e per noi sindacati è un compito arduo tenere monitorata la situazione – conclude Salvatoni -. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali, e in particolare del contratto di solidarietà a tutela del reddito e della presenza in azienda del lavoratore, è certamente utile: bisogna però al tempo stesso mettere in moto meccanismi di riqualificazione, come sta avvenendo sia alla Fenili che alla Gritti, per preparare il futuro».

viaQualità ed export, il bottone attacca la crisi del comparto – Corriere Bergamo.

Mozzo Bergamo scomparsa: famiglie guelfe e ghibelline in città | Bergamosera, quotidiano online news e notizie dell’Italia e dal mondo


Bergamo scomparsa: famiglie guelfe e ghibelline in città | Bergamosera, quotidiano online news e notizie dell'Italia e dal mondo.

Anche Bergamo, come tutti i Comuni dell’Italia centro settentrionale, fu sconvolta a partire dal XII secolo da sanguinose lotte intestine. Durante il conflitto tra Papato e Impero, protrattosi per più di un secolo, si erano formate e stabilizzate in ogni città due “partes”, fazioni contrapposte di aristocratici tese ad orientare l’azione politica del Comune a favore dell’uno o dell’altro dei due contendenti.
Guelfi erano coloro che appoggiavano il Papa, Ghibellini coloro che si dimostravano favorevoli all’Imperatore. Alle motivazioni originarie si erano poi sovrapposti infiniti altri fattori di carattere economico, politico, spesso parentale in un intreccio di accordi e di rancori che portavano ad un tasso elevatissimo di conflittualità.
Abbiamo già rilevato come a Bergamo i Suardi fossero la famiglia preminente di parte ghibellina, i Rivola quella di parte guelfa. Essendo in genere le famiglie aristocratiche molto ramificate, poteva essere che all’interno della stessa famiglia si trovassero posizioni avverse. Non era raro inoltre il caso di famiglie che passavano dall’una all’altra parte con il mutare della situazione politica sia interna che esterna alla città.
Così i Colleoni, legati ai Suardi da vincoli di consorteria e di parentela, ma in alcune circostanze da loro separati a causa di un odio feroce, militarono talora in campo opposto. Così i Mozzo e i Lanzi, prevalentemente ghibellini, ma non sempre, i Bonghi, prevalentemente guelfi e molte altre famiglie cui è impossibile attribuire una collocazione politica duratura.
Coloro che non appartenevano a casati nobiliari, di per sé quindi estranei alle discordie tra parentele contrapposte, molto spesso ne erano coinvolti, alleandosi all’una o all’altra parte per motivi utilitaristici o clientelari. Vedremo più avanti come le rivendicazioni popolari trovassero appoggio nella parte dei Rivola.