Spaccio a Mozzo: ” non si puo’ piu neppure bere un caffe’ ”


Riceviamo e pubblichiamo:

“….la serata non prometteva bene quindi, per la mia uscita serale, dopo una dura giornata di lavoro, ho pensato di non allontanarmi troppo da casa. Mi siedo al tavolo nel locale vuoto, le luci soffuse, ordino il mio caffe’. Mentre attendo un amico che dovevo incontrare, vedo di sbieco entrare una persona che mi sembrava di conoscere: mi avvicino ma troppo tardi mi accorgo che non era lui. Un giovane ragazzo con lineamenti non del posto. Imbarazzato dico la frase di rito:” mi scusi ho sbagliato persona”. Con gli occhi sgranati e straniati – mi guarda- un occhio alle porte di ingresso e un occhiata a me. Non proferisce parola, sembra quasi comprendere il mio imbarazzo. Arriva il mio amico, che dovevo incontrare, e mentre bevo il caffe’ senza accorgermi, il mio occhio ballava verso il tavolo della persona che non era lui. Nel frattempo, il giovane ragazzo, viene raggiunto da altri due che ogni volta che ricevevano una telefonata o un sms uscivano dal locale. Dentro e fuori. Il mio amico al tavolo infatti ogni tanto mi dice: ” ma mi ascolti?”. Finita la serata il mio conoscente se ne va e rimango solo al tavolo per qualche minuto. Sto per alzarmi e il giovane ragazzo spalleggiato da lontano dagli altri due, punta il mio tavolo e mi si avvicina:” ma scusa cosa volevi prima da me?” Forse le mie scuse non erano bastate. Il fare, tra l’altro, mi sembrava un po’ minaccioso. Con la coda dell’ occhio guardo gli altri due. “No, scusa come ti avevo gia’ detto- replico io- ti ho scambiato per un altro, scusa ancora.” Convinto, spero, se ne va e raggiunge gli altri due, sicuramente come lui, non italiani. Mi affretto ad uscire dal bar girandomi ogni tanto per vedere cosa succede alle mie spalle e raggiungo velocemente il condominio di casa mia, in fondo alla via. Salgo le scale di corsa e chiudo bene il portone di ingresso. Siamo a Mozzo. Vi ho scritto dopo aver notato i vostri post sul tema dello spaccio. Sono un po’ preoccupato non tanto per me ma per il paese nel quale sto crescendo i miei figli. Grazie per l’ ospitalita’.”